Olio d’oliva, il Parlamento approva il tappo antirabbocco. Basta bottiglie anonime nei ristoranti

Finalmente la legge comunitaria stabilisce l’obbligo del tappo antiriempimento nei pubblici esercizi!

Un grande passo avanti che tutela la salute dei consumatori ignari. Basta quindi con contenitori senza etichetta di cui non si conosce la provenienza dell’olio. Basta anche a bottiglie etichettate, ma riempite con olio di qualità inferiore, o allungate con olio buono, ma che viene contaminato con il fondo dell’olio rancido già presente in bottiglia.

Sappiate che l’olio extravergine di olia, per evitare che si deteriori, va correttamente conservato lontano dalla luce, dal caldo e dall’aria, mentre spesso nei ristoranti queste norme di conservazione non vengono rispettate e il ristorante presenta in tavola ai poveri commensali bottiglie di olio rabboccate o addirittura oliere, tramite le quali è impossibile tracciare la provenienza dell’olio.

Ma con la nostra rubrica del Gourmet PignOlio siamo a caccia di “ristoratori virtuosi”  che trattano l’olio extravergine di oliva con la stessa attenzione con la quale cucinano e propongono vini. Seguiteci!

Leggi tutto l’articolo su http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2014/10/24/news/olio_d_oliva_la_camera_approva_il_tappo_antirabocco_basta_bottiglie_anonime_nei_ristoranti-98923127/

Tappo antirabbocco

Il Gourmet PignOlio a Orta San Giulio

Dopo la prima puntata in cui abbiamo condiviso con voi la nostra delusione per un ottimo ristorante, ma con un olio scadente, siamo ora felici di segnalarvi un ottimo olio extra vergine di oliva che accompagna le portate al Café des Arts, nello splendido borgo antico di Orta San Giulio, in riva all’omonimo lago.

Abbiamo pranzato nel cortile esterno, sotto una pioggia di ombrelli aperti e sedie magiche cascanti dal soffitto, su un tavolino in ferro battuto e sedie in legno sontuose, il tutto accompagnato da un’atmosfera bohemian.

Abbiamo preso un tagliere di salumi e formaggi tipici con un insalata all’italiana e incredibile, in questo ristorante che in realtà forse è meglio definire un wine bar con cucina, ci hanno portato un olio fresco e profumatissimo a condimento! Si tratta di un olio estratto dalle cultivar Cesaruola, Nocellara del Belice e Biancolilla, con i sentori di pomodoro tipici di quelle zone. Di solito nei ristoranti si vedono bottiglie riempite fino all’orlo ed etichette unte, segnale di un rabbocco quotidiano, ma non in questo caso!

Ve lo consigliamo per uno spuntino veloce, senza rinunciare però alle materie prime di qualità, come l’olio extra vergine di oliva!

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Il Gourmet PignOlio

In quanto affezionati all’olio buono,nella vostra credenza avete sicuramente una bella bottiglia di olio extravergine di qualità, magari comprato direttamente dal produttore, o marchiato DOP, insomma che quando lo aprite sentite quel bel profumo di fresco fruttato. E lo usate generosamente su ogni piatto, felici di combinare il buon cibo con il buon olio. Sicuri che sulla vostra tavola la cucina mediterranea  è celebrata!

E poi vi capita di uscire a cena…scegliete quel ristorante dopo le tante raccomandazioni di amici e conoscenti, “Vai li che si mangia bene”, o dopo aver verificato tutte o quasi le recensioni su TripAdvisor, o semplicemente perché vi ispira (ormai avete fiuto per i ristoranti buoni). Già all’antipasto capite subito di avere scelto bene, se non fosse per quell’ “Oliaccio” che vi portano quando chiedete un filo di olio.

Ci è successo sabato sera, in un bel ristorante toscano a Milano, dove all’arrivo della Ribollita ne ho pregustato il sapore immaginandola irrorata con un filo di olio toscano. Ahimé ho dovuto gustarla senza, per non rovinarla, perché quando ho chiesto l’olio mi hanno portato una bottiglia di olio scadente, dal sapore rancido.

Ma noi ci chiediamo: come è possibile che in ristoranti pluristellati e rinomati troviamo l’olio scadente ?? Come è possibile che il cuoco accompagni quei piatti con un olio rancido che non userei nemmeno per lucidarmi i capelli??

E voi che ne pensate? Diteci la vostra!

Il Gourmet PignoOlio 2

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Viaggio in Sicilia

E’ tutto pronto ..o quasi! Alla fine di ottobre si parte per la Sicilia per curare tutte le fasi del processo di produzione di Sciauro: dalla raccolta, fatta a mano dai braccianti, al trasporto veloce in frantoio per non perdere la freschezza del prodotto, fino all’estrazione di un puro succo fresco di olive!

Anche quest’anno documenteremo ogni fase con le migliori foto possibili, che condivideremo con voi al nostro rientro.

Nel frattempo ecco qualche foto per voi dello scorso ottobre in Sicilia!

 

Viaggio in Sicilia

Sarde a beccafico

Sarde a beccafico

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Pangrattato, pinoli, uvetta, pecorino, olio extravergine di oliva e succo di limone è la saporita miscela che riempie le nostre sarde a beccafico, in siciliano “sardi a beccaficu”. La ricetta è quella gelosamente custodita della mamma, ma che, grazie al nostro spirito di attenta osservazione, oggi replichiamo per voi.

E’ un piatto della tradizione siciliana e, dato che in questo blog parliamo anche di abbinamenti olio e cibo, vi suggeriamo di abbinare i piatti tipici di un territorio con l’olio della sua zona, in questo caso quindi usate un olio siciliano. Noi ovviamente abbiamo usato il nostro “fedele” Sciauro!

Ingredienti per 4 persone:

  • Alloro qualche foglia
  • Sarde fresche 800 gr
  • Il succo di 1 limone
  • Pangrattato 50 g
  • Pecorino grattuggiato 25 gr
  • Uvetta 25 g
  • Prezzemolo tritato q.b
  • Pinoli 25 g
  • Acciughe (alici) 2 filetti
  • Sale 1 pizzico
  • Pepe macinato q.b
  • Olio di oliva extravergine siciliano q.b

Tempo di preparazione 50 minuti.

Accendete il forno a 200°. Pulite le sarde privandole di squame, testa e lisca. Lavatele e una volta asciugate apritele come se fossero un libro, stando attenti a non romperle lungo l’attaccatura del dorso.

A questo punto sono pronte per essere riempite con il seguente impasto: il pangrattato, dorato in padella con un filo di olio, insieme all’uvetta rinvenuta nell’acqua, il prezzemolo tritato, le acciughe il sale e pepe. Una volta disposto l’impasto sulle sarde, chiudetele una per una a involtino.

Disponetele una vicina all’altra in un teglia unta di olio e separatale una dall’altra con una foglia di alloro così che si profumano (noi ci siamo dimenticati e l’alloro l’abbiamo aggiunto alla fine come semplice decorazione…e va be!)

Cospargetele con una spolverata di pan grattato e un pinzimonio di olio e succo di limone. Infornate la teglia e lasciate cuocere per 20,25 minuti. Una volta terminata la cottura lasciatele riposare per almeno mezz’ora. Noi le abbiamo mangiate anche il giorno dopo ed erano ancora più buone! 😉

"Sardi a beccaficu"

“Sardi a beccaficu”